La scuola spacca il PD – Il partito di Renzi ora è costretto a scegliere

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la-buona-scuola2-300x288Il risultato del Referendum frantuma le certezze di Renzi e del PD

Il primo ad evidenziarlo è stato l’attento Enrico Mentana, il direttore del TG di La7 in un post su facebook ha messo il dito nella piaga:

Quella della scuola è la riforma che il premier ha voluto e fatto riuscendo nel capolavoro di buttarci quattro miliardi e di scontentare la gran parte dei professori, compresi i nuovi assunti. Un harakiri politico e elettorale, sapendo che gli insegnanti erano la base più ampia del bacino elettorale Pd.”

E così è stato, le riforme non vanno calate dall’alto e i docenti non vanno presi in giro con finte consultazioni on line dove tutti scrivevano tutto e il contrario di tutto e per di più alla fine non ne hanno tenuto conto.

Da quella “finta” consultazione ne è nata:

  • una chiamata diretta inconcepibile definita da tutti il primo passo verso le clientele;
  • un organico triennale che stravolge le regole trasformando i docenti più anziani e più stanchi in precari e i nuovi assunti condannati al precariato a vita;
  • un organico di potenziamento poco chiaro e per tanto “usato” male dalle scuole;
  • immissioni in ruolo frettolose seguite da trasferimento al buio in regioni del Nord, i neoassunti l’hanno definita, forse esagerando, “deportazione”;
  • un accordo per il rinnovo del contratto siglato qualche ora prima del voto con cifre ridicole;
  • un concorso discutibilissimo che ha visto cadere molti docenti plurititolati e con anni e anni di servizio alle spalle.master e perfezionamenti biennali

Insomma, la scuola non dimentica e visto che non può permettersi più di scioperare vota, grazie a Dio può ancora esprimersi attraverso il voto.

Molti hanno votato per tutelare la Costituzione  da una riforma radicale forse utile, forse utile a chi vuol governare senza più lacci e laccioli, ma certamente stravolta rispetto a quella dei padri costituenti.

Altri hanno votato, forse sbagliando, contro la politica del governo e in particolare contro la politica scolastica e vivaddio è ancora un loro diritto quello di esprimersi in cabina elettorale.

Gli esponenti del PD, quelli “alti” lo hanno capito, faticano a capirlo quelli più “bassi” che  in questa campagna referendaria vi  hanno messo anima e cuore credendo nel cambiamento e ancora oggi faticano a metabolizzare la clamorosa sconfitta.

Il referendum ha avuto il merito di spaccare il Paese, ma forse anche il PD.

Le lotte intestine stanno venendo a galla svelando al Paese le varie correnti che lo compongono, correnti che ricordano la vecchia DC evidenziando che mai nulla è cambiato realmente. E questa volta – se ne facciano una ragione – a non dimenticare non c’è solo la scuola, ma tutto il Paese.

 

Il cambiamento, prima degli altri, dovrebbe iniziare dai partiti

La scuola – amiamo ricordare – è sempre stato un grosso bacino di voti per il PD, la maggior parte dei docenti precari e non, si è sempre identificata con la politica di centro sinistra, bocciando quella “liberista” del centro destra, tuttavia questa volta il partito guidato da Renzi è riuscito persino ad andare oltre Berlusconi e i suoi.

Il risultato è che gran parte dei docenti non si identifica più nel PD, molti stanno emigrando verso i 5 Stelle non a caso il Movimento è in crescita, ma stanno guardando con attenzione verso altre forze politiche che richiamano un po’ quella che una volta era considerata la sinistra radicale che in questo referendum era schierata apertamente con il NO.

Il PD dunque si trova davanti ad una scelta: continuare verso questo “liberismo” non compreso o ritornare ai valori che caratterizzavano il centro sinistra.

Probabilmente la risposta arriverà con il prossimo congresso di partito.

FONTE: www.informazionescuola.it .it

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