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TFR Scuola 2025: Sos Ritardi. Le Segreterie Possono Bloccare le Pratiche?

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Il caso di una collaboratrice scolastica pensionata a settembre 2025 solleva il velo sulle “priorità” arbitrarie delle scuole. L’esperto chiarisce: l’invio della pratica all’INPS è un obbligo immediato, ma per i soldi serve pazienza.

Il passaggio dalla cattedra (o dai laboratori) alla pensione non è mai indolore, specialmente quando di mezzo c’è il TFR (Trattamento di Fine Rapporto). Una segnalazione recente mette in luce una prassi che sta preoccupando molti neo-pensionati: scuole che “congelano” le pratiche di chi è già cessato dal servizio per dare priorità a chi deve ancora andarci.

Il Caso: “Prima i futuri pensionati, poi voi”

Una collaboratrice scolastica, in pensione di vecchiaia da settembre 2025, si è sentita rispondere dalla propria segreteria che è “ancora presto” per inviare la pratica all’INPS. La motivazione? La scuola sarebbe troppo impegnata a lavorare le domande di chi lascerà il servizio nel 2026.

“Questa giustificazione non ha alcun fondamento legale”, taglia corto l’avvocato Gianfranco Nunziata. Il diritto alla liquidazione sorge nel momento esatto della cessazione dal servizio. La scuola, in veste di ex datore di lavoro, ha il dovere di trasmettere i dati necessari senza creare graduatorie di priorità interne che penalizzino chi è già fuori dal mondo del lavoro.

Tempi di attesa: La “ghigliottina” dei 12 mesi

Nonostante l’obbligo della scuola di essere celere, il pensionato deve comunque fare i conti con i tempi biblici della normativa italiana sul pubblico impiego. Per chi accede alla pensione di vecchiaia, il percorso è così articolato:

  1. Termine di legge: 12 mesi dalla data di cessazione (settembre 2026 per i pensionati 2025).

  2. Tempi tecnici INPS: Ulteriori 90 giorni per la lavorazione materiale della pratica.

  3. Erogazione effettiva: La somma arriva sul conto corrente non prima di 15 mesi totali dalla fine del rapporto di lavoro.

Attenzione: Se la cessazione avviene per dimissioni volontarie o pensione anticipata (es. Quota 103), il termine di legge raddoppia a 24 mesi, a cui si aggiungono sempre i 90 giorni di tempi tecnici.

Cosa rischia il pensionato se la scuola ritarda?

Se la scuola non invia i flussi telematici all’INPS, l’istituto previdenziale non può nemmeno iniziare il conteggio dei termini. Il rischio è che il ritardo della segreteria si sommi ai 12 mesi di attesa legale, facendo slittare il pagamento di mesi o anni.

I consigli dell’esperto per i pensionati 2025:

  • Verifica su “Inps per tutti”: Controllate nell’area riservata del portale INPS se la pratica è presente.

  • Sollecito Formale: Se la scuola adduce scuse sulla mole di lavoro, inviate una PEC ricordando che l’adempimento è legato alla cessazione individuale.

  • Nessun automatismo: Non date per scontato che “la scuola faccia tutto da sola”. Un monitoraggio attivo è l’unico modo per evitare che la pratica finisca nel dimenticatoio.


In sintesi

La burocrazia scolastica non può derogare ai diritti individuali dei dipendenti cessati. Se siete andati in pensione a settembre 2025, la vostra pratica deve essere inviata ora, non l’anno prossimo. La pazienza è necessaria per i tempi di erogazione INPS, ma non deve diventare tolleranza verso le inadempienze delle segreterie.

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