Manifesto: Il piano Gelmini? è inapplicabile»

975

Rassegna Nazionale  A poche ore dalla sua approvazione, la riforma della scuola presenta già le prime crepe: le Regioni che si ribellano, il conflitto con il decreto Tremonti. Insomma, una sostanziale inapplicabilità e un pasticcio. Il

01-11-2008 A poche ore dalla sua approvazione, la riforma della scuola presenta già le prime crepe: le Regioni che si ribellano, il conflitto con il decreto Tremonti. Insomma, una sostanziale inapplicabilità e un pasticcio. Il presidente della Regione Emilia-Romagna ne chiede il ritiro, mentre il presidente della Repubblica incontra gli studenti Il presidente Errani parla a nome di tutti i governatori: per quest’anno tecnicamente non si può fare, ritiratelo

Daniela Preziosi

«La competenza delle regioni è sul piano di riorganizzazione della scuola. E lì c’è un elemento indiscutibile. Le iscrizioni si aprono a gennaio. Le procedure per i piani di riordino scolastico, invece, prevedono un percorso – per capirci: le provincie consultano i comuni, e poi le scuole e via dicendo – che rende ormai tecnicamente impraticabile la realizzazione di qualsiasi riorganizzazione». Il presidente della regione Emilia Romagna Vasco Errani è anche presidente della Conferenza delle Regioni, e cioè rappresenta tutti i governatori. E stavolta tutti, ma proprio tutti, la pensano come lui. «Il governo ha definito il risparmio. Dopodiché non si è preoccupato né dei tempi né delle forme attraverso cui questo risparmio può essere effettivamente realizzato. Quindi la nostra posizione è: la riforma per l’anno 2009-2010 non si può realizzare»
Dunque, presidente, che si fa?
Rimettiamoci intorno a un tavolo, discutiamo della qualità della riorganizzazione. Facciamo un’intesa e procediamo verso una piano realizzabile.
Cosa intende per qualità della riorganizzazione?
L’Italia è un paese articolato e diversificato. Non si può dire ‘sotto i 50 alunni si chiude’. Vi sono realtà in cui va tenuto conto della qualità complessiva del territorio. Le zone della montagna, per esempio. Se gli togli tutti i servizi, corri il rischio di spendere molto di più rispetto alla scelta di mantenere una scuola. E ancora: se tu chiudi una scuola devi fare il trasporto scolastico, perché l’istruzione è un diritto costituzionale. Chi paga?
Chi paga?
Gli enti locali e le regioni. Non è serio. Ragioniamo seriamente? Allora partiamo dalle necessità qualitative del sistema scolastico e del sistema territoriale. Dopodiché ciascuno farà la propria parte.
Il ministro delle regioni Raffaele Fitto ha detto che il commissariamento previsto per le regioni che non riescono a realizzare il piano non è un obbligo di legge.
Mi pare che ministro abbia capito le nostre ragioni. Adesso però è il governo che deve dare delle risposte. Certo è che non può continuare una relazione tra governo e regioni fondata sul fatto che noi ci facciamo carico della collaborazion e dall’altra parte si fanno atti unilaterali. La scuola è un esempio eclatante, ma non c’è solo la scuola. Ma cosa significa così parlare di federalismo? Il commissariamento, poi, è uno schiaffo istituzionale.
Concretamente in cosa consiste?
Entro il 15 dicembre arriverebbe un commissario che fa il piano di riorganizzazione nelle regioni doce entro il 30 novembre non s’è fatto. Non ha nessuna efficacia. In Emilia Romagna noi siamo a posto: ma un commissario che arriva il 15 dicembre che fa, visto che le iscrizioni alle scuole si aprono a gennaio? Non può fare niente.
Sento un filino di orgoglio emiliano: la sua regione è pronta, diceva?
Noi sì. Siamo alla terza generazione di piani di riorganizzazione scolastica. Li abbiamo fatti d’intesa con le istituzioni scolastiche, con il ministero, discutendo con genitori, famiglie, docenti e comuni. Perché solo così si può realizzare una riorganizzazione di qualità.
Quindi il governo finirà per commissariare le regioni governate dal Pdl?
Finirebbero commissariate diverse regioni, al Nord come al Sud.
La Gelmini ormai è legge. Cosa chiedete?
Diciamo: fermatevi, riapriamo il confronto. Togliete quell’articolo 3 della legge 154. A quel punto rivediamo i numeri della finanziaria e costruiamo insieme un percorso praticabile.
La pensano così anche i presidenti delle regioni governate dalla destra?
La posizione è unanime. Anche perché il problema è oggettivo: non ci sono i tempi.
Le faccio una domanda come presidente dell’Emilia Romagna. Lei, come sei governatori del centrosinistra, ha fatto ricorso alla Corte costituzionale contro la legge Gelmini.
Premetto che negli ultimi tempi ho ridotto al massimo il conflitto interistituzionale perché penso che sia un elemento negativo. Ma di fronte alla pervicace volontà di gestire in modo unilaterale le competenze che riguardano anche le regioni, senza nessuna possibilità di dialogo, ho deciso di fare questi ricorsi. Per evidenziare che chi ha scelto la strada del conflitto non sono io, ma il governo. Se il governo fosse disponibile a riaprire il confronto, le cose cambierebbero

fonte flc cgil

 

In questo articolo