Sicilia: Il Pd e la svolta federalista

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La Sicilia si propone come laboratorio politico, teatro del dialogo tra il Partito democratico e l’area centro-autonomista in vista dell’ipotetica nascita di un partito del Sud  

Occhio ai convegni, soprattutto a quelli politici di questi tempi. Non tutti sono passerelle per questo o per quello, non tutti servono solo a farsi vedere o inquadrare dalle telecamere o a marcare la propria presenza e la capacità di portare qualche esponente di livello nazionale in periferia.

E’ il caso di quello organizzato a Catania domani (sabato 29 novembre) dal deputato regionale del Pd, Dino Fiorenza, ospiti, tra gli altri, il presidente della Regione, Raffaele Lombardo e il vicepresidente della Commissione Finanze della Camera, Sergio D’Antoni.

Si parla di Federalismo, passato e futuro della Sicilia. Ma, attenzione, il dibattito è da seguire perchè potrebbero fuori interessanti indicazioni su un percorso che una parte del Partito Democratico potrebbe avere in mente di cominciare a battere sin dalle prossime settimane.

Argomento antico, quasi vecchio, ma che torna di scottante attualità spesso, considerate le lacerazioni del Pd, le divisioni che a sprazzi fanno anche un po’ vergognare gli stessi dirigenti del centrosinistra. E’ l’argomento delle alleanze e quello del partito che segua una linea federalista.

A Nord ne parlano da anni, inascoltati Chiamparino, sindaco di Torino, Cacciari, sindaco di Venezia, per esempio, i quali sanno che al prossimo giro amministrativo il centrosinistra rischia di rimetterci le penne anche in queste città e nelle rare province e regioni che governano, se non daranno un’impronta federalista al Pd, in grado anche di dialogare con la Lega.

Al Sud discorso analogo, tanto più in Sicilia, dove l’Mpa svolge le funzioni della stessa Lega ed è partito abbondantemente di governo, quanto meno locale. C’è un’anima del Pd che si porta nel cuore la voglia di avviare questo benedetto dialogo con gli autonomisti e, magari, anche con l’Udc. Ne parlò Fassino a suo tempo, ma al momento di stringere prevalse chi preferiva tenere a debita distanza gli ex dc, per giunta alleati di Berlusconi.

Ma ora, vedendo e rivedendo le problematiche massicce che hanno già lacerato quel che di nuovo c’era sotto il sole, cioè il Pd veltroniano, la Sicilia vorrebbe proporsi come il laboratorio politico per far capire al resto del paese, e del Pd, che dialogare si può e che in vista dell’ipotetica nascita di un partito del Sud di cui tutti parlano cominciare qualche tappa di avvicinamento all’area centro-autonomista non sarebbe male.

Riflettendo anche sul fatto che a Roma l’Mpa ha crescenti mal di pancia con gli alleati di Pdl e Lega e che tra poco si celebrerà il congresso nazionale degli autonomisti, quello che dovrebbe indicare la via da seguire per i prossimi anni. E si sa che non c’è momento migliore di un congresso nazionale per vedere avvicinare due parti che sino a ieri o si sono ignorate o hanno dialogato sottovoce, pur essendo una maggioranza e l’altra opposizione. Dal convegno di domani potrebbe venir fuori qualche indicazione. A futura memoria.

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