Docenti con tre anni di servizio . . . Sarebbe bene prevedere un concorso riservato

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 corso di preparazione al concorso straordinario scuola primaria, infanzia e sostegnoIl concorso resta l’unica strada per valutare preparazione, competenze e capacità. 

Come è noto nella Legge di Bilancio il governo ha inserito la norna che prevede il riordino del reclutamento per i docenti della secondaria abolendo di fatto il percorso dei FIT previsto dalla legge 107/2015.

Si tratta di uno snellimento delle procedure che assomiglia ad un ritorno al passato (due scritti, un orale, un anno di prova) rimpolpato dai 24 CFU necessari per la partecipazione, una sorta di tassa alle università con dubbie ricadute sulla professione. Per i docenti che avevano svolto almeno tre anni di insegnamento nella classe di concorso come supplenti negli ultimi otto anni la “Buona scuola” di Renzi e Giannini ha introdotto un concorso “semplificato” in cui erano previsti un solo scritto, un solo orale e la riduzione del percorso FIT da tre a due anni.

Ora invece questi docenti, pur avendo dimostrato nella pratica pluriennale della professione competenze concrete nell’insegnamento in classe, sono costretti a partecipare al pari di un neolaureato al concorso ordinario con l’unico beneficio di avere una “quota riservata” di posti accantonati (la prima stesura prevederebbe solo il 10% dei posti disponibili). Appare evidente che si tratta di una situazione che, soprattutto di fronte alla vergogna dei “concorsi non selettivi” previsti per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria dedicati ai diplomati magistrali con solo due anni di servizio negli ultimi otto anni, ha caratteristiche di iniquità.

Che fare? Cosa proporre per modificare la proposta del governo?

Sono convinto che la soluzione sia sempre quella del concorso, un concorso selettivo come lo devono essere i concorsi seri e previsti dalla Costituzione. Ma che sia un concorso dedicato alla platea dei docenti che hanno almeno tre anni di insegnamento svolti negli ultimi otto anni, senza l’obbligo di conseguire i 24 CFU, vista l’esperienza in servizio. Un concorso che preveda solo uno scritto e un oralecon particolare riferimento agli aspetti legati alla didattica disciplinare e alle buone pratiche di insegnamento. Superato il concorso si farebbe l’anno di prova come tutti gli altri. Contestualmente potrebbe svolgersi il concorso per il sostegno(uno scritto e un orale) per coloro che rientrano nella platea dei triennalisti e che abbiano svolto almeno un anno su sostegno.

Tale procedura concorsuale avrebbe la caratteristica di essere snella e veloce e non osterebbe l’eventuale volontaria partecipazione al concorso ordinario.master post laurea 2018 2019

Sono ancora irrisolti nel testo della Legge di Bilancio molti problemi (si pensi al nodo relativo alla partecipazione all’abilitazione in più classi di concorso, che consentirebbe il passaggio di cattedra con possesso di abilitazione). Ma su questi temi intendo intervenire con maggiore approfondimento con particolare riferimento alla questione della specializzazione nel sostegno.

Restano sullo sfondo i tanti che pretenderebbero, anche mediante ricorsi “creativi” immaginati solo per far guadagnare sindacati e avvocati, di fare un concorso ipersemplificato, di fatto non selettivo e che continuano a spedire mail seriali a tutti i sindacati. Tali pretese siano inaccettabili perché porterebbero ad un ulteriore abbassamento della qualità della professione, cosa che sta purtroppo avvenendo per questioni prettamente politiche nel ciclo primario.

Fare l’insegnante è una professione che deve essere caratterizzata da preparazione, competenze e capacità. Non è “un posto di lavoro” come tanti.

Fabrizio Reberschegg

Gilda degli Insegnanti di Venezia

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