Inizio scuola 2020 con «oltre 50mila cattedre senza insegnanti». In migliaia chiedono l’esonero

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Con le riunioni dei docenti (anche se alcune a distanza), i corsi di recupero (anche questi on line), i consigli d’istituto e i corsi di formazione per i referenti Covid è iniziata la riapertura graduale del nuovo anno scolastico. Pian piano ogni regione si sta organizzando per stabilire la data ufficiale del rientro in classe, che varierà da istituto ad istituto, tenendo conto anche del referendum.

Master mondo scuola
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Oltre il problema della mancanza di spazi adeguati per far osservare le distanze e tutte le misure precauzionali da prendere quest’anno c’è il grosso problema relativo alle cattedre scoperte. I sindacati, alla luce di quanto raccolto dagli uffici scolastici regionali, lanciano infatti l’allarme: “La situazione è drammatica. Quest’anno mancano 50mila insegnanti”.
In Campania mancano oltre 400 prof di italiano, in Puglia 250 di matematica, In Piemonte è stato riempito solo il 24 per cento delle 6mila cattedre. Nelle scuole superiori della Toscana su 3700 posti non ne sono stati trovati neppure duecento: ormai quasi ovunque le graduatorie sono vuote.
Ancora più pesante la situazione del sostegno: qui gli insegnanti mancano ovunque.
In queste ore si è passati alla cosiddetta «chiamata veloce», ovvero la seconda chiamata per poter riempire le quasi 85 mila cattedre che sono rimaste libere lo scorso anno.
Ci sarebbero 753 mila supplenti pronti a salire in cattedra, ma le nuove graduatorie provinciali non sono ancora pronte e anzi sono piene di errori, che rischiano di allungare ancora i tempi per assegnare le cattedre, almeno per quest’anno.

Migliaia le richieste di esonero da parte dei cosiddetti “lavoratori fragili”, insegnanti o operatori ausiliari che per motivi di salute non vorrebbero dover tornare a scuola. I presidi aspettano ancora indicazioni su come comportarsi da parte dell’istituto superiore di Sanità, che proprio in questi giorni sta compilando un documento con le regole da seguire. All’inizio della pandemia era sembrato che per chiedere l’esonero bastasse avere 55 anni. Adesso invece sembra che il lavoratore, indipendentemente dall’età, dovrà dimostrare di essere affetto da una «patologia a scarso compenso clinico» e cioè da malattie cardiovascolari, respiratorie e dismetaboliche o a carico del sistema immunitario o quelle oncologiche. Sarà l’Inail che avrà il compito di certificare “la fragilità” e a seconda della gravità e del tipo di malattia potrà stabilire se è necessario l’esonero o se basta che il preside modifichi le condizioni di lavoro, come prevede la cosiddetta «sorveglianza speciale».

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Fonte: Corriere della Sera

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