Il mondo della scuola: tra impegno personale e intraprendenza, si riesce a spuntarla. Ma quando si potrà migliorare?

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CATANIA – Il nuovo anno scolastico appena iniziato si presenta con mille incognite legate alle nuove sfide organizzative, ma porta con sé anche una grande occasione, ossia quella di ripensare a un nuovo tipo di scuola, tra tradizione innovazione, facendo anche tesoro dell’esperienza della didattica a distanza e delle nuove relazioni nate durante l’emergenza tra famiglie e istituti. Nonostante i mille problemi determinati dall’emergenza sanitaria, in queste ultime settimane tutto il mondo della scuola e delle Istituzioni coinvolte si è mobilitato per raggiungere l’obiettivo della riapertura: dai dirigenti scolastici agli enti locali, dalle organizzazioni sindacali alle associazioni di studenti o genitori. Insomma, si è registrato il massimo sforzo da parte di tutti per il conseguimento di un risultato che riguarda il Paese intero. Ed è qualcosa che non dobbiamo dimenticare come nazione, mostrando tutta la nostra meritata gratitudine al personale scolastico e anche ai tanti che, nei vari uffici dell’amministrazione centrale e periferica, hanno seguito con pazienza e senza sosta tutte quelle attività legate al ritorno in classe. Come si ricorderà, l’emergenza sanitaria aveva interrotto lo scorso anno scolastico, ma poi le lezioni sono proseguite comunque, anche se a distanza. E se da un lato hanno messo in luce le grandi capacità organizzative e la dedizione al lavoro di molti docenti e dirigenti scolastici, dall’altro hanno anche rivelato le enormi carenze strutturali della scuola italiana che vanno senza dubbio risolte e non trascurate. Si. Ci vorrà del tempo, come sempre. Ma si spera che oltre alla ripresa della normalità, ci sia anche una reale presa di coscienza che la scuola è una delle priorità su cui lo Stato italiano deve sempre tenere accesi i propri riflettori e deve migliorare, partendo per esempio dagli stipendi dei docenti che vanno innalzati allo stesso livello dei loro colleghi europei, per non parlare degli edifici scolastici, moltissimi dei quali sono in attesa di interventi di varia natura… Addirittura tanti costruiti, poi arredati e mai aperti alla fruizione scolastica, diventando orribili cattedrali nel deserto, a causa dell’incuria e soprattutto di scriteriati e ingiustificati atti di vandalismo messi in atto da balordi che ne hanno fatto scempio, in attesa che le istituzioni competenti potessero finalmente dare quell’atteso via libera che non è mai arrivato, con grave danno della comunità a cui era destinata la “nuova” scuola. Edifici scolastici che oggi si sarebbero rivelati senza dubbio preziosi, alla luce della mancanza di spazi e classi dove allocare alunni e studenti che in questo tempo non possono magari frequentare le proprie scuole, perché l’emergenza sanitaria campeggia e impone il paradossale turno ad ore per svolgere le lezioni, negando sotto certi aspetti il diritto a uno studio costante e proficuo. Ma invece di tenere chiuse edifici interi già pronti e idonei per ospitare le classi, perché non si è fatto nulla per definire prima tutti quegli iter burocratici che hanno impedito tali aperture? Perché dobbiamo sempre correre ai ripari in questa nostra bella ma maltrattata Italia, quando abbiamo tempo e modo di fare tutto prima e in tempo per evitare disastrosi scempi e inutili sprechi di denaro? Perché? Quando arriverà il tempo che la nostra politica e i nostri politici penseranno… non col senno del “poi”… ma con quello del “prima”? Quando? Non si sa. A noi non rimane altro la speranza che qualcosa prima o poi cambi, in tal senso… E che cambi pure presto.   Salvo Cona  

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